venerdì 8 febbraio 2019

La nerd-intervista: Paolo Castaldi

In occasione di una sua veloce visita a Padova ho avuto l'occasione di chiaccherare con l'autore dello splendido Zlatan, che già avevo intervistato diversi mesi fa. Ecco la mia (seconda) intervista a Paolo Castaldi!

- Ciao Paolo, la primissima domanda, che ci siamo chiesti in molti: ma Ibra ha saputo del libro?

Me la fanno in tutte le interviste! In realtà no, noi stiamo cercando di farglielo avere. Il problema è che quando il libro è nato lui era a Los Angeles, come adesso del resto. E con i tempi che avevamo a disposizione per la lavorazione sarebbe stato impossibile contattarlo per coinvolgerlo. In più non ci interessava neanche così tanto, nel senso che noi volevamo comunque fare un reportage sulla sua gioventù con l’autore che andava nel quartiere, quindi non volevamo una cosa di suo pugno, perché lui ha già fatto una biografia, quindi non ci interessava ricalcare quella cosa là. Però certo ci farebbe piacere farglielo avere. Per adesso gliel’abbiamo fatto avere al suo agente, a cui è piaciuto molto, quindi glielo farà avere.

- Hai rischiato che tornasse a Milano!


Esatto! Infatti noi l’abbiamo sperato, perché significava averlo più vicino, e quindi riuscire ad organizzare qualcosa. Poi alla fine non è successo,  e quindi vabbè, niente, rimane lì un po’ lontano. Però speriamo che lo veda il primo possibile, ecco!


- Ma come mai hai scelto proprio Ibrahimovic? Una tua opera precedente è su Maradona, sei anche tifoso del Napoli..

Il libro è nato così: Tito Faraci, che cura la collana, mi ha contattato quando la collana non era stata ancora annunciata dicendomi “guarda sono stato incaricato da Feltrinelli di curare una collana di fumetti, mi piacerebbe che tu ne facessi parte, mi piacerebbe che iniziassi con una storia di sport,  perché comunque ho letto le tue cose, come Maradona e Pugni, e mi sono piaciute. Proponimi 3-4 soggetti, poi scegliamo assieme!” Io ne ho proposti 3 o 4, tra cui la giovinezza di Ibra nel quartiere di Rosengard, che secondo me è una storia molto moderna, perché è una storia di riscatto sociale, però molto attuale. Nonostante fosse una storia degli anni ’90, si parla di ghetti, di integrazione, di Europa, di Europa che non riesce sempre a integrare. Quindi mi sembrava proprio una storia attualissima. Quindi ho detto: facciamo questa! Poi ovviamente il connubio tra un nome così forte a livello commerciale come Ibrahimovic e una storia così forte a livello di attualità ha fatto sì che Tito scegliesse quella rispetto alle altre proposte. Però in realtà io ce l’avevo già da un anno, perché avevo letto il libro “Io Ibra”, quello pubblicato da BUR, e quelle prime pagine dove lui racconta la sua giovinezza, dove si sorvola un po’ sulla biografia perché ovviamente lui poi va a parlare della sua carriera, a me sembravano le più interessanti. E già ai tempi avevo pensato: sarebbe bello fare una graphic novel sulla sua giovinezza, poi non ho mai avuto l’occasione. Quando Tito me l’ha proposto, mi è venuta in mente, eccola qua!

- Ce l’avevi già pronta!  Passiamo a due domande che mi ha inviato tramite Whats App l'amico Riccardo Giannini, a cui fra l’altro il libro è piaciuto molto!


Vai, vai!

- Attenzione che la prima è un po’ complessa. Allora, nel libro ad un certo punto viene elogiata la scuola calcistica della Jugoslavia degli anni ’80. E viene usata la celebre frase dell’attaccante inglese Gary Lineker: “Il calcio è un gioco che si gioca con due squadre di undici giocatori, un pallone, un arbitro, in cui alla fine vince la Germania”. Come mai hai scelto di usare questa citazione? Nel libro si dice che è il belgradese medio che dice così, in verità è una frase di Lineker. Come mai l’hai usata?


E’ vero che è una citazione di Lineker, però io l’ho presa da un libro di Vladimir Dimitrijevic, che uno scrittore/editore di Belgrado morto nel 2011. Ha scritto questo libro uscito in italia per Adelphi, di cui si fa cenno in Zlatan, che si intitola “La vita è un pallone rotondo”, che è un po’ un elogio, un racconto del calcio slavo. E lui dice “se tu chiedi a un belgradese che cos’è il calcio, ti risponde con quella citazione lì” che i belgradesi hanno fatto loro, come tutte le citazioni. Anche la citazione in quarta di copertina “puoi togliere il ragazzo dal ghetto ma non il ghetto dal ragazzo” non è di Ibrahimovic, in realtà è una citazione che nasce negli anni ’60 nei ghetti neri in America quando è iniziato il movimento di rivolta dei neri. Però ovviamente ognuno le citazioni le prende e le fa sue, esattamente come hanno fatto i belgradesi con questa, l’hanno presa e fatta loro.

- Tipo il POPOPO che usiamo noi tifosi Italiani, che ha fatto mille giri diversi.. 


Esattamente quello. E quindi belgradesi l’hanno fatta loro, o almeno così racconta Vladimir Dimitrijevic in questo libro. Poi secondo me non sono neanche stati gli unici. 


- Seconda domanda di Riccardo: come ti sei documentato per la storia di Zlatan: solo la biografia o anche altro?

Allora, in realtà no. La biografia è stata una piccola parte.

- Ovviamente sei andato sul posto.


La cosa principale è che sono andato sul posto. Sono stato lì una settimana, e tutti i giorni andavo in questo quartiere, Rosengard di Malmoe, a raccogliere testimonianze, a fare foto, poi alla sera in stanza un po’ tiravo le fila di quello che avevo raccolto, scrivevo la sceneggiatura, eccetera. Poi in realtà mi son documentato tanto con articoli di giornale che riuscivo a trovare in rete. Purtroppo in italiano ho trovato poco, nel senso che ho trovato tanto in inglese e tanto in svedese, e lì sullo svedese mi sono aiutato un po’ con Google Translate.

- Un lavoraccio!


Sì, un lavoraccio è stato! Però mi sono documentato anche su documentari. C’è un documentario, che è uscito in Italia come “ibrahimovic: diventare leggenda”, che un po’ sfiora queste tematiche, però le sfiora a malapena. Comunque soprattutto con articoli di giornale di giornalisti molto bravi anche italiani, ad esempio Angelo Carotenuto: è un giornalista di Repubblica bravissimo che scrive di sport, ha fatto un reportage simile al mio fumetto da cui ho comunque attinto e ci siamo anche sentiti. Quindi soprattutto da articoli di giornale, e poi ovviamente andando sul campo.

- Come hai trovato la Svezia? Domanda a bruciapelo! 


Dipende dalle parti che ho visto, nel senso che la Svezia è un paese che noi idealizziamo tanto. Noi la idealizziamo tanto, ma non è tutto rose e fiori, tutto perfetto.

- Tanti italiani si trasferirebbero in Svezia..


E’ chiaro che è un paese che ha delle facilitazioni, e rispetto sopratutto all’assistenzialismo sociale è molto più avanti rispetto l’Italia. Non nego che è un paese dove tanti aspirano di andare a vivere. Detto questo, ci sono anche lì delle problematiche, perché ad esempio c’è tutta una nuova frangia di estrema destra che sta avanzando..

- Anche là!


Esattamente come tutta Europa, come tutto il Mondo anzi! Questa estrema destra inizia a vedere di cattivo occhio quest’assistenzialismo così spinto e così paritario tra svedesi e immigrati. Immigrati di tutti i tipi, non parlo di extra-europei.

- Hai anche intervistato una italiana che vive in Svezia.


Sì, esatto, Lara. Lei è un’insegnante di italiano e storia latina, è in Svezia da 18 anni, e ancora adesso comunque non è accettata, nonostante sia una persona che ha un lavoro nella scuola sia privata che pubblica, quindi assolutamente integrata e tutto, però fa fatica. Ci sono dei ragazzini svedesi che gli dicevano di tornare al proprio paese. Alcuni svedesi iniziano a vedere di cattivo occhio questo essere così tolleranti, che era se vogliamo un po’ il fiore all’occhiello di una politica svedese di accoglienza. Adesso, visto che comunque la crisi si è fatta sentire anche lì, qualcuno dice: “ma è giusto che spendiamo così tanti soldi..”

- In pratica: prima gli svedesi!


Esatto! E’ esattamente così, prima gli svedesi! E ovviamente ci sono delle tensioni e in posti come Rosengard si acuiscono, perché Rosengard è un quartiere con l’85% di abitanti non di origine svedese. Perché ovviamente è il quartiere di Malmoe che costa meno.

- Tipo l’Arcella qui a Padova.


Esatto, più o meno è uguale, poi l’Arcella non so quanti abitanti fa, mi sembra 30.000-40.000. Per intenderci Malmoe fa 300.000 abitanti, a Rosengard ci sono 40.000-50.000 abitanti, adesso non mi ricordo il numero giusto, però una buona percentuale della città, se pensi comunque in un’area ben precisa quindi… Sostanzialmente costando molto meno di tutto il resto della città chi non ha le possibilità di permettersi un affitto va lì, e quindi si crea questo ghetto, che è diviso in maniera netta dalla città. Perché tu sei a Malmoe, immaginati in centro, superi una strada e sei a Rosengard, e quindi la tensione sociale è molto forte perché le due anime, la Svezia quella progressista, quella benestante, e la Svezia invece ghettizzata e relegata alla periferia si toccano. Mentre a Milano, faccio un esempio, tu dal centro di Milano alle periferie hai varie fasce, vai degradando, tipo da Quarto Oggiaro al Duomo hai le varie fasce, una molto lussuosa, una più benestante, una un po’ più popolare e così via. Là c’è uno stacco netto, divisi da una strada dal nome impronunciabile, la Nobelvagen, Vagen penso significhi viale. Tu superi questa strada e sei in un altro mondo, un altro pianeta. E’ pazzesco, col pullman fai sei fermate e dal "futuro" sei a questo quartiere qui. 


- Adesso c’è un altro campione che ti piacerebbe esplorare?

Guarda in realtà io dico sempre ogni volta che faccio un libro sullo sport: adesso per 6-7 anni basta, perché non mi piace diventare l’autore di fumetti sullo sport. Ho fatto Pugni, ho fatto Maradona, adesso esce la riedizione di Maradona. Non mi piace essere connotato. La verità è che lo sport ha un bacino infinito di storie da raccontare.

- Nel libro citi anche Cassano, ad esempio, ti piacerebbe raccontare lui?


No, a livello di biografie, ad oggi non c’è nessuno che vorrei raccontare. Mi piacerebbe fare delle storie sportive, ad esempio mi piacerebbe prima o poi fare una storia inventata, quindi fiction, stile Capitan Tsubasa, su internet. Quindi raccontare il 2019, la società del 2019, però incentrandolo solo sullo sport. Mi piacerebbe raccontare un gruppo di ragazzi di una periferia X italiana, la loro vita, attraverso anche le gesta sportive di una squadra di calcio di periferia. Con però i personaggi, il loro avanzamento, la loro formazione, cioè proprio quasi un romanzo di formazione a puntate stile Holly & Benji dove tutti i personaggi sono ben connotati. Quella è una roba che mi piacerebbe fare e la vedo online. Non so, non immagino una serie, a parte che le serie cartacee è difficile che te le facciano fare, non immagino un editore che ti consenta di fare una cosa così lunga. Poi ci sono delle storie del pugilato che ancora mi interessano e che non sono riuscito a raccontare in Pugni. Di storie lo sport ne regala tantissime, il problema è che adesso sono concentrato su altro..

- E qui nasce un’altra domanda, i tuoi prossimi progetti? Ho visto che hai iniziato a collaborare anche con Linus..


Ho iniziato a collaborare con Linus, a gennaio 2019 è uscita la mia prima storia, due tavole come quasi tutte quelle di Linus. Continuerò con Linus, quindi usciranno altre storie mie, in più sto lavorando ad un secondo libro per Feltrinelli Comics, che dovrebbe uscire quest’anno. non dico niente su argomenti.. la sceneggiatura sarà scritta da un loro scrittore di punta, sarà inedita.

- Ma non hai ancora svelato il nome dello scrittore!


No, perché non posso dirlo, mi dispiace. Però sarà un loro scrittore di punta, ma non sarà una trasposizione a graphic novel di un suo romanzo, come è successo per esempio per “La Menullara” di Simonetta Agnello Hornby che è stato trasposto in grahic novel. Sarà proprio una sceneggiatura inedita di questo scrittore italiano di Feltrinelli ad hoc per Feltrinelli Comics e io la disegnerò. Ovviamente ci stiamo lavorando assieme, perché lui essendo uno scrittore non ha tutti i codici per poter scrivere una sceneggiatura di fumetti fatta e finita, ovviamente sto intervenendo io, e l’editor per correggerla. Cioè correggerla è una parola brutta perché in realtà è scritta molto meglio di qualunque cosa potrei scrivere io, essendo lui uno scrittore vero e io un ciarlatano! Però non essendo di mestiere alcune cose vanno risistemate. E uscirà nel 2019, e abbiamo deciso assieme alla casa editrice e io per primo di non fare anteprime, di non dire niente, di non pubblicare una tavola..

- Tu di solito sei fra quelli che pubblica molte anteprime dei propri lavori nei vari social, sembra quasi di partecipare alla creazione!


Esatto, bravissimo! Questa volta, no. E’ vero quella cosa la faccio, ma con molta sincerità. io non voglio creare hype attorno ad un libro, a me piace proprio far partecipare le persone che mi seguono.

- Fai vedere anche tutto il grosso lavoro che c’è dietro ad una graphic novel!


Hai ragione, però qual è il problema? Mentre ci siamo io e altri autori che con sincerità facciamo partecipare i nostri lettori o comunque le persone che ci seguono, chi più chi meno, alla fase di creazione, tanti altri autori pubblicano preview solo per creare questo hype. Adesso sembra che tutto le opere siano necessarie, tutte le opere siano capolavori. Ho deciso che non voglio più partecipare a questa corsa dei poveri. Ho detto: basta, non mi interessa. Quindi quando uscirà il libro lo saprete, perché sarà pronto, fatto e finito. Fosse per me, ma credo che Feltrinelli non acconsenta perché a livello commerciale è un suicidio, io direi: oggi è uscito questo libro, cioè il giorno stesso. Non sarò così intransigente, nel senso che lo saprete due settimane prima. Ci sarà la copertina ecco. Però non voglio pubblicare niente, perché il concetto è che non mi interessa alimentare questa corsa un po’ dei poveri all’acquisto della copia sull’hype. Il concetto è che chi vuole acquistare i miei lavori perché gli apprezza li troverà, in più ci sarà il nome di un autore molto forte di Feltrinelli ad accompagnare l’opera. Chi non gli interessa, amen. In più sto lavorando a delle cose per la Francia, ma anche lì è tutto molto presto. Comunque sto lavorando, tanto! Tra l’altro a luglio diventerò papà..

- Congratulazioni!


Grazie!

- Ultime domande futili, cosa pensi della partenza di Hamsik dal Napoli?  Ma prima, come mai sei tifoso del Napoli?


Mio papà è di Napoli, è nato lì. E quindi quando si inizia a tifare la squadra del cuore a 5-6 anni di solito gli imprinting arriva dal papà! Fra l’altro quando avevo 5-6 anni c’era Maradona, erano gli anni 87-88-89, quindi il Napoli era anche forte. Tipo che ero l’unico che nella classe festeggiava gli scudetti. Il mio tifo è nato così, di riflesso da quello di mio papà. Per quanto riguarda Hamsik, non gli si può dire niente, nel senso che lui per 12 anni ha sposato una causa come ormai pochi calciatori fanno, rifiutando offerte anche negli anni che era comunque più forte di adesso, visto che adesso ha 32 anni, ma si parla di 5-6 anni fa dov’era uno dei migliori del suo ruolo e riceveva offerte dall’Italia e dall’estero molto importanti. Lui ha deciso di comunque di sposare la causa, per chi ha un po’ di sentimento come me è già importante.

- Fra l’altro con dei numeri impressionanti, tipo il record di presenze, il record di goal..


E’ proprio una leggenda. Se adesso ha deciso che vuole regalare un futuro roseo ai figli e ai nipoti grazie ai 9 milioni a stagione che prenderà in Cina, chi gli può dire niente? Io lo capisco, nel senso che al Napoli onestamente non si sente di dare più niente a livello sportivo, perché a 32-33 anni puoi anche non sentirti competitivo per un campionato così provante, mentre in Cina saresti fortissimo. Dopo quello che ha dato è giusto, quindi si deve lasciarlo andare. Non è che se ne sta andando perché ha scelto una squadra rivale, quello sarebbe stato più strano. Poi son professionisti, il professionista guarda anche al denaro, il concetto è che dopo 12 anni ci sta che dici: finché posso metto in cassaforte il più possibile. Quindi va benissimo così, l’unica cosa sarebbe che partisse con una festa, mentre  il fatto che non si sapesse di questo addio ha lasciato un addio un po’ freddo, cioè quando è uscito dal campo è sembrato un po’ freddo. Io spero che gli organizzino una festa, cioè che i tifosi possano salutarlo, cioè una specie di festa per le strade o allo stadio, che non se ne vada in silenzio, ecco. Però per il resto va benissimo tutto!


8 commenti:

  1. S p e t t a c o l a r e intervista!
    E grazie per la citazione con pubblicazone delle domande.
    La prima era ingarbugliata, ma immaginavo ci fosse sotto qualcosa..e ne ho avuto conferma :).
    Ma Castaldi cosa aspetta a scrivere la sua storia stile Capitan Tsubasa?
    Ne uscirà fuori una roba spettacolare.
    Il disegno che fa del gol di Zlatan in Svezia Inghilterra mi ha mozzato il fiato.
    Ah, adesso mi tocca prendere il libro su Maradona XD

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    1. Grazie, è stato un lavorone!!! Ha troppi lavori in corso, ha sto nuovo libro per Feltrinelli, che secondo me sarà una bomba.. il libro per Maradona riuscirà per BeccoGiallo, ovviamente dovrei prenderlo anch'io :) Fra l'altro mi ha parlato della ristampa in arrivo, ma avevo già chiuso il "microfono".. l'ultima domanda su Hamsik sono stato in forse se pubblicarla o no perché ogni giorno non si sa se va in Cina o no, alla fine l'ho lasciata :D

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    2. Si, ormai ha fatto le visite :)

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  2. Splendida intervista! E se lo dico io... ;)

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  3. Sembra una cosa interessante, d'altronde Ibra si presta parecchio come personaggio. Dell'ascesa della destra xenofoba anche lì ne avevo sentito parlare, vedremo come si evolverà...

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    1. Bisognerebbe riuscire a porre un freno.. il colmo è che noi italiani siamo razzisti qua, e gli svedesi sono razzisti contro di noi a casa loro, non se ne esce fuori!

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